giovedì 17 agosto 2006

L'Occhio del Caprone

Parlare di Turi Campo mi ha fatto tornare alla mente un altro dei personaggi dell'epica vittoriese: Uocc'i crastu (trad. occhi di caprone), di professione "vanniaturi". Doverosa parentesi: “u’ vanniaturi”, da “banditore”, va in giro con un mezzo di locomozione (generalmente la onnipresente "Lapa", Ape Car, da cui il tormentone locale targato anni '80: "c'è da spostare una Lapa"), descrivendo attraverso l’uso di un microfono la propria mercanzia (verdure, ricotta, frutta, detersivi). La specialità di Uocc'i crastu era la sanacciola (essenza erbosa tipica del ragusano, intraducibile).
Chi viene dal Nord e non è mai stato in Sicilia potrebbe essere spaventato facilmente dai suoni incomprensibili (non sempre grida) emessi da alcuni di questi personaggi che girano già dalle 8 di mattina (poi comincia a fare caldo) percorrendo tutta la città e fermandosi di tanto in tanto. Il vero vanniaturi non registra la propria voce e guida tenendo una mano sul volante e impugnando saldamente il microfono con l’altra. Ognuno ha la propria litania, trasmessa di padre in figlio. Ho sentito, giorno dopo giorno, una voce di bambino trasformarsi in quella sgradevole di adolescente e poi piena di adulto continuando a gridare nello stesso microfono “ricotti frie-schi” durante più di dieci anni. Soprattutto, u’ vanniaturi va piano.
Qui si reinnesta la storia di Uocc'i crastu. Il soprannome pare derivasse dal fatto che aveva dei globi oculari simil Marty Feldman. Un mattino, percorrendo con la consueta lentezza una stretta via di Vittoria, si ritrovò a bloccare il passaggio di una macchina. Il guidatore, probabilmente del Nord e quindi poco avvezzo agli usi locali, aveva cominciato a suonare il clacson con insistenza, mentre Uocc'i crastu con calma olimpica continuava a parlare al microfono. Gli annali riportano che infine, spazientito dal suono del clacson, Uocc'i crastu, senza mai alterare il suono della sua voce che si manteneva limpida e ferma, cominciò a insultare al microfono il povero guidatore. In un sapiente alternarsi di “a’ sanacciola, a bedda sanacciola” e di “passa, curnutu, passa” si consumò la pubblica gogna del malcapitato. Personaggi di un altro nerbo. Esisterà una progenie ?

1 commento:

Ettore ha detto...

troppo forteeeeeeeee